il fallimento della specie.

A volte mi pervade il senso di frustrazione, d’impotenza…

perché a questi cazzo di incivili appare loro così complicato, così difficile da capire che la sola unica via possibile è preservare e non distruggere. Continuano a crederlo il mondo di qualcun altro e quindi pensano di non fare del danno al loro di mondo… un mondo in cui non si può mettere le mani per operare ma solo per estirpare, un mondo che non si può cambiare.

Ma non è così: il mondo è di tutti e a questi stronzi invasati ed esaltati li metterei su un razzo e li spedirei sulla prima cometa. La tecnologia c’è, è realtà, usiamola. Non andiamo a cercare altre vite intelligenti, mandiamo sti stronzi a cercarsi un’altra casa.

Questo mondo è una meraviglia. Non c’è niente da fare, è una meraviglia. E se riesci a sentirti parte di questa meraviglia – ma non tu, con i tuoi due occhi e i tuoi due piedi; se Tu, questa essenza di te, sente d’essere parte di questa meraviglia – ma che vuoi di più, che vuoi di più? Una macchina nuova? T.Terzani

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the pale blue dot

A Carl Sagan venne un idea semplicissima quanto efficace. Quando la Voyager 1, la mitica sonda, arrivò ai confini del nostro sistema solare, ad una distanza da noi di circa 6 miliardi di km, chiese alla NASA di far ruotare la fotocamera di bordo e le fece scattare un ultima foto, puntando verso la Terra. Ecco cosa catturò: vi riconoscete? Siamo grandi quanto metà pixel

 
E così Sagan stesso commentò la foto.

« Da questo distante punto di osservazione, la Terra può non sembrare di particolare interesse. Ma per noi, è diverso. Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti coloro che amate, tutti coloro che conoscete, tutti coloro di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L’insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di religioni, ideologie e dottrine economiche, così sicure di sé, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e plebeo, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni “superstar”, ogni “comandante supremo”, ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì, su un minuscolo granello di polvere sospeso in un raggio di sole. La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica.Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria e nel trionfo, potessero diventare per un momento padroni di una frazione di un puntino. Pensate alle crudeltà senza fine inflitte dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo, quanto frequenti le incomprensioni, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto fervente il loro odio. Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l’illusione che noi si abbia una qualche posizione privilegiata nell’Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c’è alcuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi.
La Terra è l’unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c’è altro posto, per lo meno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Colonizzare, non ancora.

Che ci piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte. È stato detto che l’astronomia è un’esperienza di umiltà e che forma il carattere. Non c’è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l’uno dell’altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l’unica casa che abbiamo mai conosciuto. »

Per me è la foto più potente mai scattata.

A TAZZA ‘E CAFE’…

Passione per il caffè

Vurría sapé pecché si mme vedite,
facite sempe ‘a faccia amariggiata…
Ma vuje, quanto cchiù brutta ve facite,
cchiù bella, a ll’uocchie mieje, v’appresentate…
I’ mo nun saccio si ve n’accurgite!
Ma cu sti mode, oje Bríggeta,
tazza ‘e café parite:
sotto tenite ‘o zzuccaro,
e ‘ncoppa, amara site…
Ma i’ tanto ch’aggi”a vutá,
e tanto ch’aggi”a girá…
ca ‘o ddoce ‘e sott”a tazza,
fin’a ‘mmocca mm’ha da arrivá!…

Cchiù tiempo passa e cchiù v’arrefreddate,
‘mméce ‘e ve riscaldá…”Caffè squisito!…”
‘o bbello è ca, si pure ve gelate,
site ‘a delizia d”o ccafé granito…
Facenno cuncurrenza â limunata…
Ma cu sti mode, oje Bríggeta,
tazza ‘e café parite:
sotto tenite ‘o zzuccaro,
e ‘ncoppa, amara site…
Ma i’ tanto ch’aggi”a vutá,
e tanto ch’aggi”a girá…
ca ‘o ddoce ‘e sott”a tazza,
fin’a ‘mmocca mm’ha da arrivá!…

Vuje site ‘a mamma d”e rrepassatore?…
E i’, bellezza mia, figlio ‘e cartaro!…
Si vuje ve divertite a cagná core,
i’ faccio ‘e ccarte pe’ senza denare…
Bella pareglia fóssemo a fá ‘ammore!
Ma cu sti mode, oje Bríggeta,
tazza ‘e café parite:
sotto tenite ‘o zzuccaro,
e ‘ncoppa, amara site…
Ma i’ tanto ch’aggi”a vutá,
e tanto ch’aggi”a girá…
ca ‘o ddoce ‘e sott”a tazza,
fin’a ‘mmocca mm’ha da arrivá!…

Traduzione

La tazza di caffè

Vorrei sapere perché se mi vedete,
mostrate sempre il volto amareggiato
Ma voi, quanto più brutta vi mostrate,
più bella, ai miei occhi , mi apparite
Ora non so se ve ne accorgete!
Ma con questi modi, oh Brigida,
sembrate una tazza di caffè:
sotto avete lo zucchero,
e sopra, siete amara
Ma io tanto che devo girare,
e tanto che devo girare
che il dolce da sotto la tazza,
fino in bocca mi deve arrivare!

Più tempo passa e più vi raffreddate,
invece di riscaldarvi ” Caffè squisito!”
il bello è che se anche vi gelate,
siete la delizia della granita di caffè
Facendo la concorrenza alla limonata
Ma con questi modi, oh Brigida,
sembrate una tazza di caffè:
sotto avete lo zucchero,
e sopra, siete amara
Ma io tanto che devo girare,
e tanto che devo girare
che il dolce da sotto la tazza,
fino in bocca mi deve arrivare!

Voi siete la mamma dei burloni?
Ed io, bellezza mia, figlio di cartaio!
Se voi vi divertite a cambiare cuore,
io prevedo il futuro per i poveri
Bella coppia saremmo a fare l’amore!
Ma con questi modi, oh Brigida,
sembrate una tazza di caffè:
sotto avete lo zucchero,
e sopra, siete amara
Ma io tanto che devo girare,
e tanto che devo girare
che il dolce da sotto la tazza,
fino in bocca mi deve arrivare!

Voglia di mare.

Dopo l’istante magico in cui i miei occhi si sono aperti nel mare, non mi è stato più possibile vedere, pensare, vivere come prima.
Jacques Cousteau

Oceanografo francese (11 giugno 1910, 25 giugno 1997)

Arbatax Rocce Rosse

un uomo che ho sempre ammirato.

Scienziato, oceanografo, inventore, regista ed esploratore instancabile degli abissi marini, Jacques Cousteau è un uomo che si è sempre distinto per la grande libertà interiore, avendo sempre vissuto la sua vita assecondando i suoi desideri e le sue aspirazioni, a dispetto di tutto e delle eventuali difficoltà. Jacques Yves Cousteau nacque l’11 giugno 1910 a Saint-Andre-de-Cubzac, nei pressi di Bordeaux. Figlio di un avvocato che viaggiava spesso per lavoro, prese fin da piccolo l’abitudine di girare per il mondo….

Arbatax Rocce Rosse

Il problema Grecia spiegato in maniera chiara e comprensibile.

Non ho ancora capito se è la Grecia che ha chiuso le banche o le banche che hanno chiuso la Grecia… Ad ogni modo è il concetto di democrazia che non mi è ancora chiaro.

E’ democratico non onorare un debito? E’ democratico continuare a indebitare un paese, fino al default?

e soprattutto è democratico il referendum che hanno proposto?

Ma prima di tutto ho cercato di capirci un pò di più, per arrivare ad una mia idea della situazione. Cercando, mi sono imbattuto in questo articolo sul web che ho trovato semplice quanto efficace. Nei prossimi giorni continuerò ad approfondire ma per ora riporto ciò che scrive la fonte a questo link 

“Se ho un debito di 10.000 euro ho davvero un grosso problema, se ho un debito di 10.000.000 di euro, ad avere un grosso problema … è il mio creditore”.

Come tutte le battute, se fa ridere, significa che nasconde un fondo di verità.

Figuratevi così se ho un debito di 330.000.000.000 (330 MILIARDI) di euro, ed in cassa non ho nemmeno un euro, che razza di problema ha il mio … anzi … i miei creditori.

Il debitore può persino riderci su, tanto, che può fare? Certo, i creditori non hanno molta voglia di ridere e pretenderebbero perlomeno che il debitore la smettesse di fare lo spiritoso e che invece dicesse loro in che modo intende pagare.

Ma che volete che faccia? Lui va avanti a divertirsi, povero lo è già, cosa pretendete? Che muoia di fame solo per restituire al massimo un 1 o un 2% del suo debito? Fare la fame per restituire circa 7 miliardi e rimanere con un debito di 323 miliardi? Dai, siamo seri.

Ed i creditori incalzano: dicci come intendi ritornarci i soldi che ti abbiamo prestato!

E lui: “Dunque, fra non molto saranno in scadenza 27 miliardi del mio debito, allora voi prestatemene altrettanti e io vi pago le rate in scadenza. Ah! Dimenticavo! Non deve essere un finanziamento a breve termine, altrimenti fra poco siamo ancora punto e a capo, diciamo che la scadenza del nuovo prestito sia … fra 30 anni! Ah, ancora una cosa! Naturalmente venitemi incontro con un tasso di interesse sopportabile, beh … diciamo … l’1,5%.”

A quel punto i creditori si alterano ed urlano: “Non siamo mica qua a farci prendere per il c…lo, è una proposta offensiva!”, ma si sentono rispondere: “Sentite, a suo tempo siete stati voi ad accogliermi nella Comunità, voi lo sapevate certamente in quale situazione mi trovavo, non raccontate la balla che ho truccato i conti, perché siete stati proprio voi a dirmi come dovevo truccare i conti, quindi non venite ora a farmi la morale, da voi non l’accetto!”

Ed ancora i creditori: “Dai, sei un politico anche tu, mettiti nei nostri panni, se ti diamo ancora i soldi i nostri elettori non ci votano più perché non vogliono che continuiamo a finanziarti, se non te li diamo i nostri elettori non ci votano più perché abbiamo perso 330 miliardi di euro, come ne usciamo?”

Ed il debitore “Quelli sono fatti vostri, i miei elettori mi hanno votato proprio per questo, sono già pieno di problemi, i vostri ve li dovete risolvere da soli”.

Tutto chiaro?

Solo una precisazione: non mi sono inventato nulla, soprattutto per quanto riguarda i numeri.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro