Ma che bel Castello…

Si dice che dietro ad ogni grande uomo ci sia un’altrettanto grande donna. Non in questo caso però, qui a mancare è il grande uomo.

Umberto I di Savoia, il Re buono, appellativo con cui è ricordato tutt’oggi, figlio di Vittorio Emanuele II, primo Re d’italia, fece solo un paio di cose di buono:

  1. aboli la pena di morte
  2. sposò la cazzutissima Margherita Maria Teresa Giovanna di Savoia. 

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Marghe, in realtà diventò sua moglie per un motivo alquanto bizzarro e strano. La candidata sposa di Umberto in un primo momento fu l’arciduchessa Matilde d’Asburgo-Teschen, poi però morì tragicamente, ustionata dall’incendio del suo abito. Stava cercando di nascondere una sigaretta alla governante, na volpe insomma.

Quindi Menabrea (non quello della birra), si affrettò a cercare una sostituta e nell’affanno della concitazione, propose Margherita. Dapprima riluttante, il papà di Umberto, il Re d’Italia, alla fine acconsentì e ordinò al figlio di impalmare la prescelta. Quando il principe ereditario fece la sua proposta a Margherita, questa rispose: Sai quanto sono orgogliosa di appartenere a Casa Savoia, e lo sarei doppiamente come tua moglie!. Ah quasi dimenticavo, i piccioncini erano cugini.

Quindi, Umberto e Margherita si sposano a Torino, il 22 aprile 1868; furono le “nozze del secolo” di allora, e per quell’occasione re Vittorio Emanuele II creò il corpo dei Corazzieri reali, che dovevano fungere da scorta al corteo regale, e l’Ordine della Corona d’Italia, con cui venivano premiati tutti coloro che si erano distinti al servizio della Nazione. La meta del viaggio di nozze furono alcune città italiane, onde meglio far conoscere i futuri monarchi italiani alla popolazione; quindi, dopo un soggiorno nella Villa reale di Monza, i neosposi partirono per un viaggio ufficiale a Monaco di Baviera e a Bruxelles, dove vennero accolti calorosamente.

Tornano a Napoli dove si stabiliscono, e Marghe un giorno becca quel furbacchione di Umberto intento a inciuciarsi la sua amante, la duchessa Litta. 

Apriti cielo, e la Marghe se ne vuole tornare a casa da Mammà, ma il suocero V.Emanuele,Re d’Italia ecc… la convince a restare dicendole: “Solo per questo vuoi andartene?”. Allora resto… ma ti faccio vedere io.

Di li a poco Papi muore ed Umberto si ritrova Re, e soprattutto Margherita regina. Fresco di fregio incomincia a girare per l’Italia in cerca di notorietà e lo amano così tanto che tentano di ammazzarlo un paio di volte. Nel suo girovagare si portava appresso Margherita che in un incontro a Bologna fece perdere la testa ad un tale Giosuè Carducci, di idee repubblicane, il quale, rimasto incantato dalla grazia e dalla bellezza della regina , scrisse per lei pagine di grande ammirazione e le dedicò la celebre ode Alla regina d’Italia.

La Marghe ci stava dentro di brutto, cattolica, fieramente attaccata a Casa Savoia e profondamente reazionaria, fu la prima donna italiana a sedere sul trono del paese appena nato.

Nasce a Torino alle 0.45 del 20 novembre 1851 e rimase orfana di padre all’età di quattro anni. Bionda e di bel portamento, la giovane Margherita sviluppò un carattere religioso e conservatore, dimostrando eccellenti qualità di comunicatrice. Godrà di una notevole popolarità, soprattutto presso la numerosa massa degli italiani ignari delle sue vere tendenze reazionarie. Era coinvolta in numerose opere di beneficenza e filantropiche, organizzava attività promozionali delle arti, e portava numerose visite e  cospicui lasciti ad ospedali, orfanotrofi e istituti vari.

Tra tutte queste cose, si scopre appassionata alpinista. Scalò, prima donna, una delle più alte vette delle Alpi: il Monte Rosa. Per questo motivo le venne dedicato il rifugio Margherita, costruito in prossimità della cima della montagna. E proprio li in quelle zone, un giorno decise così, come io decido di farmi un panino, di farsi regalare un castello dal marito Umberto. lo voleva lì, ne un cm più in qua ne uno più in là. Lì. Al cosiddetto “Belvedere”,in ragione della splendida vista che da lì domina tutta la vallata fino al ghiacciaio del Lyskamm.

inizio un tira e molla col marito che non ne voleva sapere, quello voleva andare in giro per il paese. e dagli oggi e dagli domani, dopo 10 anni di insistenze, Umberto cede. La posa della prima pietra dell’edificio avvenne il 24 agosto 1899.

Sto diavolo di donna, da quel momento ha fatto di quel castello la sua ragione di vita. Ha scassato i maroni a tutti ed a tutti i livelli, dagli architetti agli artigiani, dai manovali a ministri.

il risultato? in soli 5 anni ha fatto tirare su un castello da fiaba, da favola.18875315699_c42e1dd8c4_m

  • cinque torrette cuspidate, una diversa dall’altra.
  • esterno totalmente rivestito in pietra da taglio grigia proveniente dalle cave della valle.
  • soffitti a cassettoni
  • tre piani: il pianterreno con i locali da giorno, il piano nobile con gli appartamenti reali ed il secondo piano, riservato ai gentiluomini di corte
  • tappezzerie che ornano le pareti, in tessuto di lino e seta, decorate ad effetto chiné.
  • un elegante e maestoso scalone in legno di rovere intagliato con grifoni ed aquile, piegato a vapore.
  • camini in pietra ovunque
  • acqua calda e termosifoni in ogni stanza
  • impianti elettrici sottotraccia
  • ecc..

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Inoltre a tutto lo sfarzo, la stupenda meridiana: realizzata in facciata nel 1922, reca le parole augurali già riportate su un orologio solare di Cogne del 1915: ” Sit patriae aurea quaevis” – “Ogni ora sia d’oro per la patria”. in realtà hanno portato una sfiga tremenda perchè poco dopo, in uno dei suoi giretti per l’Italia, a Monza un “fan” di Umberto, lo fa secco.

Marghe è vedova.

trascorre li i suoi soggiorni estivi fino al 1925, con un via vai di gente, poeti, scrittori, filosofi e scambi commerciali ecc… portando vigore e splendore alla vallata e soprattutto a Gressoney.

Di li a poco la Regina si spegne, a Bordighera un anno dopo.

Ci ha lasciato questo gioiello.

Pare un castello uscito dalle favole, non solo per l’architettura ma anche per il contesto che lo ospita. Tu guardi ovunque e tutto ti pare bello. ma appena poi scopri che tutto è stato fatto in soli cinque anni, tutto diventa magnifico.

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Hai capito la Regina… Immaginiamola capo cantiere della Salerno Reggio.

Certo questo castello, un regalo del re Umberto e non ha dovuto soffrire lungaggini o burocrazie da catasto, appalti concessi a ditte gestite dalla mafia, anzi.

Tutto è perfetto, le scale, i pavimenti, i muri, le finestre, i camini, i lampadari, i sanitari, il biliardo. Tutto con colori ancora incredibilmente vivaci per non parlare delle tappezzerie ( in seta e lino) intatte (anche perché non incollate alla parete).  . Nessuno spiffero.

Altra cosa interessante è che le cucine sono esterne al palazzo ( la regina non voleva sentirne gli odori) e sono collegate da una ferrovia sotterranea con la quale arrivavano i piatti caldi (conservati in recipienti termici).

Troppo avanti sta Regina.

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Dopo aver dato un ultimo sguardo alla spettacolare scala in legno e alle iniziali del Re e della Regina, esco dal castello per visitare il piccolo giardino botanico, che raccoglie le specie più decorative di fiori alpini locali e provenienti da diverse parti del mondo. Profumi e colori sono davvero indimenticabili.

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Purtroppo le fotografie non possono ricreare l’atmosfere di aromi, sfumature e trasparenze che un giardino può regalare.

qui una serie di scatti: https://flic.kr/s/aHskeJNGPJ

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