Viva Falcone

23 anni fa per fermarlo, ci vollero 500 chili di tritolo… Oggi per troppi, basta una stretta di mano. Chissà quanti si sentiranno sporchi e meschini in questo giorno. Due anni dopo la maledetta strage, mi ritrovai in Sicilia a prestare servizio militare obbligatorio, per uno stato che fu probabilmente il mandante di quel assassinio, di quella mattanza. Appariva da subito quanto fosse tutto ridicolo, quanto fosse tutto montato, falso ed inutile quella operazione. “I vespri siciliani”… 

« Se mala segnoria, che sempre accora

li popoli suggetti, non avesse

mosso Palermo a gridar: “Mora, mora!”. »

(Dante, Divina Commedia, canto VIII del Paradiso)

Ora, già dalla goffa associazione si doveva intuire che farlocca messinscena stava allestendo quello stato, facendo girare per la trinacria, spaesati e effimeri giovanotti, poco più che ragazzetti, convinti di poter cambiare la storia con la loro presenza.  

I Vespri siciliani furono una ribellione scoppiata a Palermo all’ora dei vespri di Lunedì dell’Angelo nel 1282. Bersaglio della rivolta furono i dominatori francesi dell’isola, gli Angioini, avvertiti come oppressori stranieri. Da Palermo i moti si sparsero presto all’intera Sicilia, espellendone la presenza francese.

Molti dei miei commilitoni arrivavano da altre regioni dello stesso stato ma lontani anni luce per cultura, cucina, clima e paesaggio. Mi ricordo Luigi di Verbania, che essendo febbraio, si mise nel sacco-valigia, maglioni felpe sciarpe e berretti… Ma il primo giorno prestammo servizio in t-shirt è occhiali da sole… Mi ricordo di Matteo di Brescia, che lui sti fichi d’India proprio non li aveva mai visti e si chiese perché importare sti cosi pieni di spine proprio dall’India… Mi ricordo di me che volli a tutti i costi fare quella esperienza ma ne restai deluso. Ho conosciuto gente splendida, gente lontanissima ma che in qualche modo ti faceva sentire a casa, gente che comprendeva alcuni nostri disagi e trasformava i nostri passaggi in cortei… Gente che però mi faceva incazzare. Loro, parte integrante della Sicilia, figli di quella terra arida e difficile, radicati in un territorio da cui sono passati mille e mille popoli, ognuno lasciando il meglio di se, dall’arte ai piatti tipici, da loro mi aspettavo molto di più, un colpo di orgoglio che avrebbe spazzato via la mafia, il brigantaggio ed il malaffare. Anni dopo, riesco a capire che loro null’altro hanno, perché se vuoi qualcosa che credi sia un tuo diritto, lo stato non te lo da. Lo Stato non c’è, lo stato non esiste. Anni dopo ancora capisco che la desertificazione avanza e lo stato non c’è più nemmeno nelle altre terre a latitudini più alte. 

La mafia esiste perché lo stato non esiste.

Quello che vorrei che rimanga è il ricordo di quell’uomo, che dovette combattere tra mafia e stato. Lui per primo capì che il nemico era uno solo, lo stato colluso.

Per fare crollare un ponte da smantellare bastano 10kg di tritolo, per scalfire una montagna staccando da essa tonnellate di marmo se ne usano 50. Per fermare Giovanni Falcone ne usarono 500.

È così trasformarono un uomo in una gigantesca montagna di marmo e come esse spero rimanga e sopravviva a questo stato. 

  

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2 pensieri su “Viva Falcone

  1. Bel post !mi sono lasciato trasportare. …Per me italiano all estero che vengo deriso per mussolini e berlusconi è una grande fierezza rispondere che noi in Italia abbiamo avuto gente del calibro di Giovanni FALCONE e Paolo BORSELLINO.

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